THERE IS NO RIGHT DIRECTION (Non c’è una giusta direzione)
Il lavoro gioca sull’ironia amara di una scelta che non è affatto una scelta. La mano destra di una donna, o forse di un uomo, che impugna un’arma rivolta
verso sé stessa mette in scena una tragicomica lotta tra il libero arbitrio e un destino già segnato. La crudele ironia della guerra, dove si è costretti a
scegliere tra diverse forme di distruzione personale. “There is no right direction.” è una dichiarazione sarcastica in un mondo dove ogni strada sembra
portare alla stessa fine. In un contesto di guerra, l’immagine sovverte la narrazione eroica e spoglia la situazione di qualsiasi nobiltà, sfidando l’idea romantica del sacrificio ed esponendo la cruda realtà di decisioni che non offrono alcuna salvezza, solo un perpetuo autolesionismo. Lo sfondo monocromo esalta l’assurdità di una scelta priva di opzioni reali, come una barzelletta raccontata all’infinito, senza mai una risata.
Nato a Castiglione Del Lago, Filippo Moroni, classe 1996, vive e lavora a Milano. Dopo il diploma in Design, prosegue la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia. Nel 2022 conclude gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Negli anni ha esposto in spazi privati e pubblici sia in Italia che all’estero. L’opera di Moroni si concede e si destina di fatto all’altrui coscienza nella piena totalità di forma e contenuto ma al contempo rimane parzialmente
granitica ed enigmatica. Infastidisce l’ambizioso, gratifica l’impedito, entrambi così costretti ad un vis à vis con sé stessi. Del resto, quasi come ad esercitare un atto di violenza, l’artista scompare dietro la propria regia sedendosi in platea e spingendo l’attore agli estremi di possibile e impossibile. Con queste linee guida, il suo lavoro indaga il rapporto tra realtà e apparenza nella società, tra ironia e tragedia, tra eccesso e penuria. E infatti i suoi lavori intrisi di allusioni carnali ostentano un carattere ambiguamente opulento, qualcosa di voluttuoso e conturbante che satura la percezione dello spettatore.





